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Nostro Signore Gesù Cristo

Re dell'Universo.A

Introduzione alle letture

Prima lettura

Ez 34,11-12.15-17(brano)

Voi siete mio gregge, io giudicherò tra pecora e pecora.
Ezechièle raffigura Dio sotto l’immagine classica del pastore e quindi anche del re, dato che i sovrani venivano chiamati «pastori delle nazioni». Il testo è pienamente comprensibile soprattutto con due accostamenti. Uno negativo: i pastori umani, politici e religiosi, sono spesso interessati ed egoisti, più mercenari e tutori dei propri diritti che innamorati difensori di quelli del gregge (è la prima parte del capitolo 34 di Ezechièle). Un altro accostamento è invece luminoso ed è fatto da Gesù stesso in Giovanni 10: è la figura del «Pastore grande delle pecore e guardiano delle nostre anime» (Eb 13,20 e lPt 2,25) che è presente con amore e passione nel suo gregge. Si osservino i verbi della premura del Signore presenti in Ezechièle 34: «cercare, curare, passare in rassegna, radunare dalla dispersione, condurre al pascolo, far riposare, cercare la perduta, ricondurre la smarrita, fasciare la ferita, curare la malata, pascere».

Seconda lettura

1Cor 15,20-26.28(brano)

Consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti.
Per l’apostolo Paolo si affrontano nella storia due sfere di umanità, quella dell’Adamo peccatore, radice di morte e di solitudine, e quella dell’Adamo nuovo, il Cristo, «primizia» di vita e di gloria per tutti coloro che aderiscono a lui costituendo con lui un unico corpo. Ma lo sbocco di questo duello è scontato ed è tracciato da Paolo nel diagramma globale dell’essere i cui gradi convergono in perfetta unità verso Dio. Prima Cristo, poi i cristiani definiti molto suggestivamente come «quelli che sono di Cristo» (v. 24); segue poi la grande e definitiva lotta contro tutto ciò che attenta allo splendore della creazione e dell’essere («principati, potestà, potenze, nemici, morte») e, così, tutto sarà sottomesso a Dio e in Dio tutto troverà la sua consistenza e il suo indistruttibile valore.

VANGELO

Mt 25,31-46

Mt 25,31-46(brano)

Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri.
La stupenda scena è distribuita su due quadri paralleli e antitetici, tenebroso l’uno, luminoso l’altro. In essi appare il vero senso che Dio vuole dare alla storia, alla cui attuazione convoca anche l’uomo. Questo senso è racchiuso nell’amore. Il Signore ha cooperato a questo piano di gioia, di amore e di fraternità inviando in mezzo a noi suo Figlio, ma chiede a tutti il proprio apporto. Chi asseconda il suo appello è colui che ama il prossimo, accettando così il progetto salvifico di Dio. Con l’amore, quindi, si diventa «trascendenti» come Dio, entrando nella «vita eterna» (v. 46) e si aiuta la storia a procedere nella traiettoria «escatologica», cioè perfetta e definitiva, disegnata da Dio.




 

©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 
 

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