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Nostro Signore Gesù Cristo

Re dell'Universo.A

Introduzione alle letture

Prima lettura

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11Perché così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. 12Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. 15Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. 16Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.
17A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.
|title=Prima lettura -Ez 34,11-12.15-17}Ez 34,11-12.15-17(brano){/modal}

Voi siete mio gregge, io giudicherò tra pecora e pecora.
Ezechièle raffigura Dio sotto l’immagine classica del pastore e quindi anche del re, dato che i sovrani venivano chiamati «pastori delle nazioni». Il testo è pienamente comprensibile soprattutto con due accostamenti. Uno negativo: i pastori umani, politici e religiosi, sono spesso interessati ed egoisti, più mercenari e tutori dei propri diritti che innamorati difensori di quelli del gregge (è la prima parte del capitolo 34 di Ezechièle). Un altro accostamento è invece luminoso ed è fatto da Gesù stesso in Giovanni 10: è la figura del «Pastore grande delle pecore e guardiano delle nostre anime» (Eb 13,20 e lPt 2,25) che è presente con amore e passione nel suo gregge. Si osservino i verbi della premura del Signore presenti in Ezechièle 34: «cercare, curare, passare in rassegna, radunare dalla dispersione, condurre al pascolo, far riposare, cercare la perduta, ricondurre la smarrita, fasciare la ferita, curare la malata, pascere».

Seconda lettura

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La nostra risurrezione

20Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. 21Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. 22Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. 23Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. 24Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. 25È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi26L'ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, 28E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch'egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.


|title=Seconda lettura - 1Cor 15,20-26.28}1Cor 15,20-26.28(brano){/modal}

Consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti.
Per l’apostolo Paolo si affrontano nella storia due sfere di umanità, quella dell’Adamo peccatore, radice di morte e di solitudine, e quella dell’Adamo nuovo, il Cristo, «primizia» di vita e di gloria per tutti coloro che aderiscono a lui costituendo con lui un unico corpo. Ma lo sbocco di questo duello è scontato ed è tracciato da Paolo nel diagramma globale dell’essere i cui gradi convergono in perfetta unità verso Dio. Prima Cristo, poi i cristiani definiti molto suggestivamente come «quelli che sono di Cristo» (v. 24); segue poi la grande e definitiva lotta contro tutto ciò che attenta allo splendore della creazione e dell’essere («principati, potestà, potenze, nemici, morte») e, così, tutto sarà sottomesso a Dio e in Dio tutto troverà la sua consistenza e il suo indistruttibile valore.

VANGELO

Mt 25,31-46

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Il Giudizio finale

31Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». 37Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». 40E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me». 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». 44Anch'essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». 45Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me». 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

|title=Vangelo - Mt 25,31-46}Mt 25,31-46(brano){/modal}

Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri.
La stupenda scena è distribuita su due quadri paralleli e antitetici, tenebroso l’uno, luminoso l’altro. In essi appare il vero senso che Dio vuole dare alla storia, alla cui attuazione convoca anche l’uomo. Questo senso è racchiuso nell’amore. Il Signore ha cooperato a questo piano di gioia, di amore e di fraternità inviando in mezzo a noi suo Figlio, ma chiede a tutti il proprio apporto. Chi asseconda il suo appello è colui che ama il prossimo, accettando così il progetto salvifico di Dio. Con l’amore, quindi, si diventa «trascendenti» come Dio, entrando nella «vita eterna» (v. 46) e si aiuta la storia a procedere nella traiettoria «escatologica», cioè perfetta e definitiva, disegnata da Dio.




 

©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 
 

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