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3a domenica di Quaresima.B

Introduzione alle letture

Prima lettura

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Impegno e condizione dell'alleanza: la legge

1 Dio pronunciò tutte queste parole:
2«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile: 
3Non avrai altri dèi di fronte a me. 
4Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. 5Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
7Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.
8Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. 9Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; 10ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te.11Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.
12Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.
13Non ucciderai.
14Non commetterai adulterio.
15Non ruberai.
16Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
17Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

|title=Prima lettura - Es 20,1-17}Es 20,1-17(brano){/modal}

La legge fu data per meno di Mosè.
Il Decalogo è la «magna charta» dell’alleanza sinaitica, è il solenne impegno che definisce e delinea la vera fisionomia del credente. Le Dieci Parole della proposta di Dio e della risposta dell’uomo sono articolate lungo due direttrici, l’una verticale (uomo-Dio), l’altra orizzontale (uomo-uomo). Due linee che s’incrociano proprio nel cuore, cioè nella coscienza dell’uomo. La prima parola, detta anche comandamento principale (vv. 2-6), è la base e il sostegno di tutte le altre nove. Dio si lega a un impegno, il dono della libertà che continuerà a offrire all’uomo come un giorno l’ha offerto a Israele «facendolo uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù» (v. 2). Israele risponde con l’adesione di una fede pura (il monoteismo: v. 3), non magica (il rifiuto delle immagini, essendo il volto dell’uomo la vera «immagine di Dio»: v. 4 e Gen 1,27), liturgica (il «prostrarsi» del v. 5). E anche se Dio è per eccellenza il giusto, tuttavia nei confronti del suo popolo non applicherà mai la rigida norma della giustizia: la punizione si espande in quattro generazioni, il favore si estende fino alla millesima generazione (v. 6).

Seconda lettura

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22Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, 23noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; 24ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. 25Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

|title=Seconda lettura - 1Cor 1,22-25}1Cor 1,22-25(brano){/modal}

Annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per gli uomini, ma, per coloro che sono chiamati, sapienza di Dio.
Paolo polemizza con le concezioni intellettualistiche di Corinto secondo le quali il cristianesimo altro non era che un sistema ideologico, accettando il quale, la salvezza era assicurata. In realtà, dice l’Apostolo, al centro dell’annunzio cristiano c’è un Dio che scandalosamente vuole essere vicino all’uomo fino a raggiungere il livello più basso, la morte dello schiavo. Il cristianesimo perciò contraddice coloro che, come i giudei, vogliono una religione non rischiosa e contraddice anche coloro che, come i greci, vogliono un’economia di salvezza basata su una sapienza scientifica e razionale. A essi Paolo oppone la figura del Cristo crocifisso, scandalo e assurdità per costoro, forza salvifica e sapienza autentica per coloro che credono perché proprio in questo atto supremo della libertà e dell’amore di Dio si attuano la salvezza e la liberazione dell’uomo.

VANGELO

Gv 2,13-25

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Gesù scaccia i venditori dal tempio

13Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 15Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». 17I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà
18Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». 19Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». 20Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». 21Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
23Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. 24Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti 25e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo. 

|title=Vangelo - Gv 2,13-25}Gv 2,13-25(brano){/modal}

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.
Con il gesto simbolico e profetico della purificazione del tempio dagli interessi economici Gesù oppone a una religione superficiale umana e interessata la purezza della fede nella sua persona. Dio non può essere presente in un tempio materiale quando esso non è più il luogo dell’incontro, la «tenda del convegno», ma è solo un centro di superstizione e di oscuri interessi. Dio è presente in maniera nuova e perfetta nella «tenda di carne» dell’umanità del Figlio (Gv 1,14). È lui il nuovo tempio. Per cogliere e vivere questa nuova Presenza è necessario «ricordare» (v. 22): il verbo in Giovanni indica l’esperienza della fede matura e pasquale. Solo con questa «memoria» pasquale riusciamo a riconoscere il Cristo.



 

©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 
 
 
 
 
 
 

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