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5a domenica di Quaresima.B

Introduzione alle letture

Prima lettura

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31Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore -, nei quali con la casa d'Israele e con la casa di Giuda concluderò un'alleanza nuova. 32Non sarà come l'alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d'Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. 33Questa sarà l'alleanza che concluderò con la casa d'Israele dopo quei giorni - oracolo del Signore -: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.34Non dovranno più istruirsi l'un l'altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande - oracolo del Signore -, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato»

|title=Prima lettura - Ger 31,31-34}Ger 31,31-34(brano){/modal}

Concluderò un’alleanza nuova e non ricorderò più il peccato.
Geremìa propone arditamente il superamento dell’antico patto sinaitico per una nuova alleanza con il Signore. Cristo stesso recupererà questo tema nell’ultima Cena (cfr. Lc 22,19-29), la lettera agli Ebrei citerà integralmente il testo geremiano (cfr. Eb 8,8-12) e Paolo amerà ricordarlo ai Corìnzi (cfr. 2Cor 3,3-6). L’accento è tutto sull’aggettivo «nuovo»: infatti, all’alleanza Dio-uomo di stampo quasi politico-bellico del Sinai si sostituisce un rapporto basato radicalmente sul «cuore», cioè sull’interiorità. Alle tavole di pietra subentrano le tavole di carne del cuore umano trasformato, all’imposizione estrinseca (v. 34) si sostituisce la «conoscenza» interiore fatta di adesione nella volontà, nell’intelligenza, nell’affetto e nell’azione, alla legge si sovrappone la grazia, al peccato succede il perdono, al timore la comunione intima tra persona conoscente e conosciuta.

Seconda lettura

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7Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. 8Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì 9e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

|title=Seconda lettura - Eb 5,7-9}Eb 5,7-9(brano){/modal}

Imparò l’obbedienza e divenne causa di salvezza eterna.
Il dono della nuova alleanza nel Nuovo Testamento è fatto persona in Gesù; egli attraverso la sua morte e glorificazione diventa «causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono». L’espressione appartiene a un brano particolarmente difficile di quella solenne omelia che è la lettera agli Ebrei. Il paragrafo è un vero e proprio trattato cristologico in miniatura. La passione è descritta secondo la categoria del «sacrificio»; è un’offerta totale di se stesso, «un’offerta sofferta» come diceva un esegeta, un’offerta che però è sostenuta da una profonda adesione alla volontà del Padre. Per questa donazione il sacrificio è gradito da Dio che rende il Cristo sacerdote «perfetto», termine che evoca la consacrazione sacerdotale valida e definitiva. Con la sua morte e risurrezione Cristo diventa quindi il perfetto mediatore tra Dio e l’uomo.

VANGELO

Gv 12,20-33

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Alcuni Greci vogliono vedere Gesù

20Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c'erano anche alcuni Greci. 21Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 22Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23Gesù rispose loro: «È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. 24In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.26Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. 27Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! 28Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
29La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 30Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». 33Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire. 

|title=Vangelo - Gv 12,20-33}Gv 12,20-33(brano){/modal}

Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.
Nel quarto Vangelo l’«ora» è per eccellenza la croce e la gloria pasquale. Essa è presentata in questa pagina con espressioni e simboli diversi. Innanzitutto l’immagine del chicco di grano (v. 24): la morte sfocia sulla fecondità meravigliosa della salvezza pasquale. «Perdere-odiare la vita» per «conservarla alla vita eterna» (v. 25) è l’espressione radicale con cui Gesù presenta la donazione della sua vita per seminare già ora nell’umanità il germe della vita divina. La «glorificazione» è il termine più frequente per indicare la Pasqua del Cristo nel Vangelo di Giovanni. Parallela a questa espressione è quella del versetto 32, l’elevazione o esaltazione sulla croce: essa è la forza che attrae l’umanità intera al Cristo (Gv 6,44). L’«ora» di Gesù è la più grande rivelazione di Dio all’uomo. Secondo lo schema processuale tipico di Giovanni, l’«ora» è presentata anche come il giudizio (v. 31) definitivo del male. Finora esso celebra i suoi trionfi, anzi sulla croce sembra raggiungere il suo apice di dominio; in realtà sulla croce Cristo diventa il giudice e il re che trionfa sul male.



 

©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 
 
 
 
 
 
 
 
 

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