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Introduzione alle letture

 

Prima lettura 

Ap 7,2-4.9-14 (brano)  

Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.

In questo grandioso affresco dell'Apocalisse appare il popolo eletto e santo dell'Israele nuovo e perfetto: centoquarantaquattromila persone, cioè un'immensità di fedeli, secondo la mistica orientale delle cifre (dodici e mille). Agli occhi dell'autore dell'Apocalisse in questa «moltitudine immensa» sono soprattutto annoverati i martiri della Chiesa delle origini. Avvolti nella veste candida, simbolo della luce di Dio, e stringendo le palme del trionfo (v. 9), essi si pongono processionalmente davanti al trono di Dio e dell'Agnello. Non contano più in mezzo a loro le distinzioni razziali, linguistiche e culturali, una pari dignità li accomuna: «Hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello» (v. 14). Passando attraverso il crogiolo della «grande tribolazione» per la realizzazione del regno hanno «completato nella loro carne quello che mancava ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). E ora sono con lui nella gloria stessa di Dio.

Seconda lettura

1Gv 3,1-3 (brano)

Vedremo Dio così come egli è.

Il tema fondamentale della prima lettera di Giovanni è quello della definizione dei criteri di comunione con Dio: nel nostro brano si sta identificando quello della giustizia e dell'assenza del peccato. A questo punto l'apostolo descrive la radice della santità cristiana, detta anche «filiazione divina»: essa, infatti, nasce dall'amore divino (v. 1), un amore vigoroso che efficacemente trasforma la creatura («lo siamo realmente!»). La vicenda della santità-filiazione comprende per Giovanni due tappe: lo stadio iniziale, realizzato fin dagli inizi della vita cristiana, e il compimento futuro nella perfetta rassomiglianza con il Figlio di Dio, quando «saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (v. 2).

 

VANGELO

Mt 5,1-12 (brano)Mt 5 1-12

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

La fisionomia del perfetto discepolo di Cristo è tratteggiata nel messaggio delle beatitudini. Gesù, sulla montagna come nuovo Mosè, lancia un appello per la costruzione della nuova comunità santa, legata a Dio con una nuova alleanza. E un appello che va alle radici e al cuore dell'esistenza umana costringendola a porsi innanzi il modello totalizzante del Santo per eccellenza, il Padre e il Figlio. La santità sarà sempre la donazione dell'essere intero nella «povertà», cioè nell'apertura totale a Dio, al suo regno e al prossimo. E 'atteggiamento di chi «ha fame e sete della giustizia», di chi desidera la pace messianica, di chi è umile e pronto a dare la vita per il regno di Dio e la sua giustizia. Davanti all'uomo delle beatitudini evangeliche c'è sempre la figura di Gesù «povero e umile di cuore» (Mt 11,29).



 

 ©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 

 

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