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Introduzione alle letture

 

Prima lettura 

Is 35,1-6a.8a.10 (brano)

Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi.

Inserito all'interno di due capitoli di Isaia, noti come l'«Apocalisse minore» isaiana (cc. 34-35), questo brano, in realtà opera di un profeta anonimo dell'esilio babilonese (VI secolo a.C.), canta il gioioso ritorno di Israele da Babilonia verso il focolare nazionale nella Terra promessa ai padri. La marcia di liberazione diventa una processione corale, simile a quel pellegrinaggio sospirato che portava un tempo l'ebreo alla sua indimenticabile Gerusalemme dalle terre in cui era disperso. Al sopraggiungere di questo annunzio di libertà il deserto dell'esistenza umana è percorso da una corrente di vita e di gioia quasi contagiosa. I vocaboli della felicità si accalcano sulle labbra del profeta: «Gioite, si rallegri, fiorisce, siate forti, non temete, venite a Sion con canti, con gioia indistruttibile sul volto, gioia e letizia giungono». I corpi deboli, mutilati e doloranti sono attraversati dalla trasformazione radicale della speranza. È la nuova vita che il Cristo offre al suo popolo di «piccoli» che, dall'esilio a cui l'hanno destinato le potenze politiche, economiche e militari di questo mondo, pellegrina verso Sion con gioia (v. 10).

Seconda lettura

Gc 5,7-10 (brano)

Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.

Giacomo nella sua lettera-omelia di taglio pastorale evoca la «pazienza» dei profeti che, pur nel nodo contraddittorio delle vicende umane, hanno compreso e sentito che «la venuta del Signore è vicina». Pur vivendo nel panorama sconfortante delle ingiustizie, delle sopraffazioni e delle violenze, hanno visto nei poveri il segno che «il giudice è alle porte». Come il contadino che aspetta il frutto della terra dalle piogge, il credente-profeta sa attendere e prevenire il giudizio di Dio ancora nascosto e umiliato dall'apparente trionfo del potere e dell'ingiustizia. Nello stesso modo la nascita misera e solitaria del Cristo, la sua parola semplice, la sua donazione totale al bene, all'amore e alla giustizia possono essere per alcuni utopia, poesia. Per l'autentico fedele sono norma di vita e di scelta.

 

VANGELO

Mt 11,2-11 (brano)
Mt 11,2-11

Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro?

Posti quasi in un dittico, si confrontano due ritratti. Il primo è quello del Cristo, modellato da lui stesso sulle parole della prima lettura odierna, tratta dal libro di Isaia. Egli sarà il Messia degli ultimi, dei malati, degli emarginati e dei peccatori e solo così svelerà la presenza del regno di Dio nella storia e la sua forza liberatrice. Alle illusioni apocalittiche e trionfali dei discepoli del Battista Cristo oppone l'immagine di un Salvatore dei poveri, fonte di «scandalo» e perplessità per i sapienti e i potenti del mondo. Il secondo ritratto è quello che Gesù dipinge del Battista, «il messaggero che ha preparato la via». Egli è l'emblema della giustizia e della rettitudine, non è un uomo «canna» ma un uomo «quercia»; non è un essere vizioso e cortigiano ma una persona rigorosa e limpida. Ma la sua grandezza, per essere piena, ha bisogno di essere inserita nella salvezza che il Cristo porta, inaugurando il nuovo regno di Dio.



 

 ©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 

 

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